By Pasquale | Novembre 18, 2009 - 11:46 am - Categorie: Disservizi, messina, proposte

Venerdì 20 Novembre nella Sala convegni dell’Oasi (ex Monte

di Pietà) alle ore 17.30.

 

Introduce e coordina Pasquale Rosania, Coordinatore Circolo “Ottobre Rosso” PRC Barcellona.

 

Interverranno:

 

Roberto Iraci, dottore in Geologia;

 

ing. Giuseppe Saja, ex assessore all’ambiente di Barcellona e coordinatore Sinistra e Libertà Ecologia;

 

Luca Calabrese, tecnico in programmazione strategica,

 

arch. Santì La Rosa, ex consigliere provinciale PRC a Messina;

 

Luciano Aliquò, rappresentante del Liceo L. Valli di Barcellona.

 

Sono inoltre invitati i lavoratori dell’E.S.A. Sicilia a portare voce della loro esperienza nel campo della gestione e della messa in sicurezza del territorio rurale.

Converti in pdf
By Pasquale | - 11:44 am - Categorie: politica locale

CARTE DI NINO PINO: NUOVO ESPOSTO DEL PDCI
Nuovo esposto del PdCI, che chiede il sequestro dell’abitazione dello scienziato e umanista barcellonese.
Abbiamo appreso da un periodico che esce a Barcellona P.G. che l’on. Ugo Sposetti, tesoriere dei Democratici di Sinistra, ha delegato persone di sua fiducia affinché prelevino “materiale documentale” nell’abitazione che fu di Nino Pino Balotta.Ricordiamo che le carte (documenti, epistolario, foto, ecc.) e il materiale audiovisivo lasciati nella sua casa dallo scienziato e umanista spettano, per testamento redatto dallo stesso, poco prima della morte, all’Università di Messina, essendo esclusi dall’elenco dei beni che Nino Pino vendette, alla cifra simbolica di 9.000.000 di lire, nel 1965, all’allora Partito Comunista Italiano.

Pertanto, questa Segreteria provinciale, dopo avere informato, con lettera, il Magnifico Rettore, invitandolo a far valere i diritti dell’Università, ha presentato, in data odierna, un nuovo esposto, dopo quello del 20 ottobre u.s., alla Procura della Repubblica di Barcellona P.G., chiedendo, fra l’altro, se essa non ritenga opportuno disporre il sequestro, con relativa apposizione di sigilli, dell’intera abitazione di Nino Pino, sita in Via Operai, all’attuale n. 108, per impedire l’incursione di estranei, l’ulteriore depauperamento del materiale ivi esistente, per verificare ammanchi, e per stabilire, una volta per tutte, le spettanze dell’Università di Messina, dei Democratici di Sinistra e di altri soggetti.

Il PdCI fa, infine, rilevare all’opinione pubblica che i Democratici di Sinistra non esistono più come partito, essendosi sciolti nel Partito Democratico, ma che sopravvivono, in base ad una “fictio iuris”, come “lobby finanziaria”, che sfrutta e svende i beni (oltre alla casa di Nino Pino, case del popolo, sezioni, ecc., sparse in ogni parte d’Italia) già appartenuti al PCI, che sono stati creati grazie al sudore ed al lavoro volontario, spesso festivo e notturno, di migliaia di militanti comunisti. Esprime, dunque, la più forte condanna di questa situazione vergognosa.

Antonio Bertuccelli, segretario prov. Pdci Messina

Converti in pdf
By Pasquale | Novembre 10, 2009 - 1:27 pm - Categorie: ESA, politica locale

Quale futuro per i dipendenti dell’E.S.A.
I lavoratori sono in assemblea permanente dal 2 Novembre
Barcellona, 8 novembre 2009 ore 10,30: I lavoratori dell’E.S.A. terranno un’assemblea all’interno
dei locali del Centro Meccanizzazione Agricola di Barcellona Pozzo di Gotto (Locali Ex Electromobile), per
discutere della prevista chiusura dell’Ente Sviluppo Agricolo Siciliano.
Sono stati invitati a partecipare:
· Deputati Nazionali
· Deputati Regionali
· Presidente della Provincia regionale di Messina
· Consiglieri provinciali
· Sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto
· Sindaci della provincia
· Consiglieri comunali
· Le organizzazioni sindacali
I lavoratori “stagionali” e quelli in pianta stabile hanno appreso da notizie di stampa che la Giunta regionale
Siciliana ha approvato il disegno di legge” MANOVRA CORRETTIVA PER L’ESERCIZIO FINANZIARIO
2009 “ a firma dell’assessore Di Mauro, nel quale è previsto lo scioglimento dell’E.S.A. a partire dal
31/12/2009.
Dal 1 gennaio 2010, dopo decenni di vita, scomparirà in Sicilia l’Ente di Sviluppo Agricolo a differenza di altre
Regioni d’Italia nelle quali è stato rilanciato.
Fra poco meno di due mesi 540 lavoratori precari della Sicilia resteranno senza lavoroe 400 di
ruolo verrebbero parcheggiati in Resais (fermi senza fare niente), 940 persone senza un futuro
occupazionale.
La chiusura dell’Esa non comporterà alcun risparmio per le casse regionali in quanto, i 23 mln di euro
assegnati dalla Regione insieme agli 11,6 mln di euro per la campagna di meccanizzazione agricola,
vengono utilizzati esclusivamente per il pagamento delle spese correnti dell’Ente (stipendi, contributi, tfr,
tasse, utenze, funzionamento …) e, pertanto, la soppressione non porterebbe a minori spese per il bilancio
regionale.
Si fa notare, così come emerso nell’ultima conferenza stampa del 24.09.2009, che l’ESA ha avuto approvato
dalla Giunta Regionale di Governo il bilancio previsionale 2008 con un sostanziale pareggio di bilancio.
Questa prospettiva di chiusura ha indotto a intervenire i lavoratori “stagionali” che dal 2 Novembre 2009 sono
in stato di agitazione e in assemblea permanente. Una protesta pacifica che intende andare avanti.
Abbiamo pubblicato un invito alla solidarietà su Facebook
http://www.facebook.com/group.php?gid=163926314022
che in breve ha raccolto oltre 600 adesioni.

Converti in pdf

Il Governo Regionale con la manovra correttiva dell’esercizio finanziario 2009 ha previsto di sciogliere l’E.S.A. (Ente Sviluppo Agricolo) a partire dal 31/12 di quest’anno, col pretestuoso motivo di eliminare gli Enti inutili e dispendiosi.L’E.S.A. ha ottenuto l’approvazione dalla Giunta Regionale, in data 24/09/2009, del bilancio 2008 con un sostanziale pareggio di bilancio. L’Ente di sviluppo agricolo si è egregiamente occupato negli scorsi anni di interventi nella composizione rurale del territorio, anche in tema di messa in sicurezza (cosa che sarebbe risultata utile anche di recente: ci riferiamo alla tragedia di Giampilieri), di manutenzione dei terreni pubblici agricoli, sviluppando anche tecniche di gestione delle colture consistenti nell’utilizzo dei prodotti fortemente innovative della Biofabbrica di Ramacca, che hanno destato l’interesse di aziende di importanza mondiale. Al contrario, negli ultimi tempi, i lavoratori dell’ESA sono stati impiegati per compiti ridotti come semplici florovivaisti.A differenza di quanto è stato detto sull’inattività e sulla improduttività dell’Ente, se questa situazione fosse vera, la responsabilità è di una classe politica che ha progressivamente imposto tagli e tolto competenze all’ESA, in quanto ritenuto inutile. Ma chi lo ha reso tale?I lavoratori, versano per la quasi totalità in situazioni di estremo disagio economico per via di contratti a tempo determinato (stagionali). Questi attendono da anni la trasformazione di detti contratti in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, non avendo potuto usufruire della stabilizzazione dei precari varata nel 2007 con la scusa dell’incompatibilità della loro tipologia contrattuale con quest’ultima. Come  Rifondazione Comunista – Circolo “Ottobre Rosso” di Barcellona P. G. ci domandiamo come mai

la Regione non si sia concentrata su tagli di Enti con un minore numero di impiegati e di minore utilità sociale ed economica. Ne sono stati indicati di recente alcuni tra i quali la società Terme di Acireale, la quale (con 17 dipendenti, di cui 5 membri del Consiglio di Amministrazione) nata per diffondere il turismo termale, visitata in 3 anni da soli 15 turisti stranieri chiudendo nel 2008 con un bilancio negativo di un 1 milione di euro. La società  Cape Regione Siciliana, che ha la funzione di promuovere forme di investimento, in tre anni ha predisposto 83 progetti ma solo 3 sono andati in porto. La società attualmente impiega soltanto 5 dipendenti, tutti facenti parte del Consiglio di Amministrazione. Proponiamo infine che l’Ente Sviluppo Agricolo venga, come sta accadendo nelle altre regioni, valorizzato, in quanto, oltre ad occupare più di 500 persone sul suolo siciliano possiede un forte potenziale di sviluppo economico. Da parte nostra, esprimiamo il più completo appoggio, poiché crediamo che la semplice solidarietà formale non sia utile alla causa dei lavoratori. Ci impegnamo a tal proposito a  sostenere attivamente le azioni di lotta dei lavoratori.

Converti in pdf
By Pasquale | Novembre 7, 2009 - 10:51 pm - Categorie: istruzione, politica locale

Lo scorso 30 settembre la Giunta Lombardo ha varato una manovra che, operando ingenti tagli, infierisce su beni culturali, attività sociali e soprattutto sull’istruzione della nostra Regione.

Ancora una volta per coprire un buco finanziario di circa un milione di euro, ereditati dall’Amministrazione Cuffaro, si è scelto di colpire settori, peraltro penalizzati da tagli statali, assestando un altro duro colpo all’istruzione pubblica. Già i primi governi Berlusconi avevano palesemente favorito le scuole private (paritarie) affossando il sistema che mostrava i primi sintomi di disagio crescente. La riforma Gelmini che ha scatenato la protesta di milioni di studenti, insegnati precari e non, genitori e personale ATA, è il suggello di un’operazione di carattere prevalentemente economico, che non ha di fatto “riformato nulla” ma ha minato alla base un sistema scolastico che negli ultimi decenni ha scalato in negativo le classifiche europee sul livello dell’istruzione; tagli che hanno senz’altro rallegrato il ministro Tremonti impegnato a far quadrare conti che le normali leggi matematiche non riuscirebbero ad esplicitare ma che hanno lasciato a casa migliaia di insegnanti e personale ATA precari.

Conformemente a quanto avvenuto a livello nazionale, la giunta Lombardo, quindi, ha operato un taglio di circa 21 milioni di euro destinati all’adeguamento alla normativa antinfortunistica, a circa 4,5 milioni destinati all’acquisto e al riadattamento degli edifici scolastici, un altro milione finalizzato all’eliminazione delle barriere architettoniche.

Nella nostra città sono numerosi i casi di totale disinteressamento delle Istituzioni circa lo stato delle strutture scolastiche. In particolare si evidenziano tre gravi casi significativi di degrado: per circa due anni, nonostante le ripetute segnalazioni del dirigente scolastico, l’istituto che ospita il Liceo Valli è stato soggetto a pericolose infiltrazioni di acqua piovana, che hanno reso gran parte dell’edificio inagibile, oltre che si è rischiato di danneggiare permanentemente la struttura dello stesso.

Altrettanto critica la situazione dell’I.T.I.S. “ N. Copernico”. Per circa due anni un intero padiglione, compreso molti laboratori, sono stati dichiarati inagibili. L’anno scorso sono stati effettuati dei lavori, ma il ritardo nell’intervento ha creato non pochi problemi agli studenti che si ritrovavano a fare lezione in aule di fortuna in condizioni critiche. Ben più eclatante e a dir poco scandalosa è la condizione del Liceo Scientifico “E. Medi” frammentato in più sedi, per le quali si pagano onerosi affitti, e che mancano delle più elementari strutture e servizi.

Noi come Rifondazione Comunista - circolo “Ottobre rosso”Barcellona P. G. esigiamo l’impegno della Provincia, che in questi anni ha mostrato un totale disinteresse sull’argomento e un’azione quanto più immediata ed efficiente volta a garantire il primo e più elementare diritto degli studenti, e cioè quello di poter studiare in condizioni normali in una scuola che sia degna di essere chiamata tale.

Denunciamo inoltre una politica nazionale assolutamente errata, che non investe sui giovani e sulla cultura, condannando il Paese ad una regressione civile, sociale e culturale che determina negativamente anche lo sviluppo economico del Paese.

Converti in pdf

L’indagine che ha portato alla scoperta della loggia massonica “Ausonia” grazie alle rilevazioni del pentito Maurizio Marchetta porta l’opinione pubblica ad una seria riflessione su tali forme associative. Secondo il pentito Marchetta grazie a questa loggia sarebbero stati condizionati pubblici appalti e assunzioni, con il coinvolgimento (oltre a medici, imprenditori e funzionari pubblici) anche dell’attuale sindaco di Barcellona Candeloro Nania  e del suo potente cugino senatore; il primo – sostiene Marchetta – per aver imposto a privati proprietari di terreni, che hanno ottenuto grazie a lui l’aumento dell’indice di cubatura, l’affidamento delle progettazioni e successive costruzioni a professionisti da lui stesso scelti. Il Senatore Nania, invece – sempre secondo il pentito – sarebbe coinvolto per il suo potere ed il suo ruolo. Mentre la magistratura inquirente sta facendo le dovute indagini, come Rifondazione Comunista- Circolo “Ottobre Rosso”, chiediamo che si faccia chiarezza con una vera e propria operazione trasparenza sulla Città: che vengano resi pubblici i nomi e le logge massoniche operanti a Barcellona P.G., che si verifichino le possibili infiltrazioni nelle amministrazioni locali ed i condizionamenti su appalti e assunzioni pubbliche. Qualche mese fa, Monsignor La Piana aveva denunciato pubblicamente il condizionamento massonico “asfissiante” sulla società e sull’economia del nostro territorio: consideriamo ancora valide quelle parole e vorremmo mettere in pratica un processo di liberazione da tutte le forze “occulte” che governano il nostro territorio.

Converti in pdf
Autore: Alberto Burgio

Testata/Fonte: Il Manifesto del 15 ottobre 2009

 

«Sarebbe sbagliato trarre conseguenze politiche dalla sentenza della Consulta». Tradotto: le vicende giudiziarie di Berlusconi non riguardano il governo, casualmente da lui presieduto. Quindi tutto deve filare liscio (si fa per dire) indipendentemente dalla bocciatura del lodo Alfano. Che questa sia la linea del governo e della Confindustria si capisce. Ma perché la sostiene anche il principale partito dell’opposizione (le parole tra virgolette sono state pronunciate da Massimo D’Alema e riflettono la posizione di tutto il gruppo dirigente democratico)?
Potrebbe trattarsi di un’astuzia tattica: un affondo precipitoso potrebbe attenuare i contraccolpi della bocciatura del lodo, meglio che Berlusconi si sotterri da solo, vittima del proprio incontrollato furore. Un’altra risposta è quella formulata da Andrea Fabozzi qualche giorno fa sul manifesto: il Pd sostiene il governo perché, nonostante tutto, teme le elezioni anticipate. Forse è possibile anche una terza ipotesi. Per argomentare la quale è necessario ragionare su quanto accadde nei primi anni Novanta.
Come è noto, dalle inchieste di Mani pulite trasse vigore una spinta «riformatrice» che da una parte modificò la legge elettorale in chiave maggioritaria, avviando la semplificazione bipolare, dall’altra determinò la personalizzazione della contesa politica, inoculando nel sistema il germe del presidenzialismo e favorendo l’aumento di potere dell’esecutivo e del suo «capo» rispetto agli altri organi costituzionali. In quel clima, quindici anni fa, mosse i primi passi la «seconda Repubblica».
Il presidenzialismo all’italiana avviò lo svuotamento della Costituzione, concepita a garanzia della centralità del parlamento e dell’equilibrio tra poteri indipendenti. E il processo è andato così in là che oggi nessuno si stupisce se il presidente della Camera teorizza l’illegittimità costituzionale di un cambio di maggioranza (presto detto «ribaltone») e persino di un cambio di premiership. Sospinto da possenti interessi, il «nuovo» ha vinto, benché la riduzione del parlamento a organo consultivo del governo (o di ratifica delle sue decisioni) costituisca un palese stravolgimento della lettera e dello spirito della Carta.
Ora, finché è la destra ad affermare la centralità dell’esecutivo e a spingere verso il presidenzialismo, i conti tornano. Ma quelle «riforme» - questo è il punto - vennero sostenute anche dalle forze del centro-sinistra, che si batterono con ardore per la trasformazione del sistema in senso bipolare-presidenzialistico. Se tale circostanza è di per sé sorprendente, comprendere l’adesione entusiastica del centro-sinistra al modello bipolare-presidenziale appare addirittura improbo ove si tenga presente un aspetto cruciale del panorama politico italiano dei primi anni Novanta. Questo aspetto si chiama precisamente Silvio Berlusconi. Il quale, già protagonista della scena economica e mediatica, irruppe sulla scena politica del Paese nel ‘93 con un fragoroso endorsement a favore di Fini in corsa per il Campidoglio. E subito dopo mobilitò la sua possente macchina comunicativa per dare la scalata a palazzo Chigi.
Al cospetto di un personaggio con queste caratteristiche, in particolare l’opzione del gruppo dirigente del Pds a favore di «riforme» che accrescevano il potere di un «capo del governo» in qualche modo eletto direttamente dal popolo è a prima vista inspiegabile. Sembra frutto di diabolica pervicacia o di marchiani errori di previsione. Può essere. Come può darsi che oggi, di fronte alle conseguenze di tanto avventurismo, la paura paralizzi quanti allora imboccarono quella strada. Ma tale ipotesi non spiega perché non si sia mai voluto riconsiderare quelle scelte, nonostante i loro disastrosi effetti. Non spiega perché, già nel ‘94, il Pds abbia salvato una prima volta Berlusconi, impedendo l’applicazione della legge che lo dichiarava ineleggibile; perché l’on. D’Alema abbia poi imbastito la partita della Bicamerale per cementare un’intesa privilegiata con il capo della destra (come farà ancora nel 2007 Veltroni, decretando la brusca fine della scorsa legislatura); perché - stando alle candide ammissioni dell’on. Violante - siano state subito date a Berlusconi piene garanzie circa la proprietà e il controllo delle sue reti televisive; e infine perché, in sette anni di governo, il centro-sinistra non abbia trovato il tempo di legiferare in materia di conflitti d’interesse.
Dare una risposta a questi interrogativi è difficile, ma è indispensabile per capire la (mancata) reazione del Pd alla sentenza della Consulta. È difficile, ma non impossibile, purché si rinunci a dare per scontato che i principali avversari di Berlusconi siano sempre e comunque impegnati nel tentativo di sconfiggerlo e di impedirgli di governare. Non occorre evocare raptus masochistici né vicende corruttive. È sufficiente ipotizzare che per vincere la guerra si sia ritenuto utile perdere qualche battaglia: un calcolo arrischiato, ma non necessariamente irragionevole. Soprattutto quando non ci si combatte in nome di progetti tra loro incompatibili.
Su quest’ultimo aspetto, si converrà che emerge un insieme di obiettivi «modernizzanti» che in questi quindici anni i due schieramenti hanno perseguito in sostanziale concordia: sul piano sociale, l’imposizione della «Costituzione neoliberista» e la redistribuzione di ricchezza a vantaggio del capitale; sul piano istituzionale, il bipolarismo dell’alternanza e il taglio delle estreme; in politica estera, l’adesione al paradigma di Maastricht e la partecipazione alle «guerre democratiche». La condivisione di questo programma, nel quadro di quello che potremmo definire un bipolarismo consociativo, abolisce forse il conflitto tra destra e centro-sinistra? No, ma lo ridefinisce nei termini di una competizione tra settori di classe dirigente (tra «nomi propri»), che contempla una sorta di torbida solidarietà. Si compete, ma non si mira alla secca sconfitta dell’avversario. Si vuol vincere ma non stravincere, non escludere l’altro, senza il quale crollerebbe il prezioso impianto bipolare (con la spiacevole conseguenza di rafforzare posizioni non «compatibili»). Si tiene a svolgere un ruolo determinante, ma in un contesto di collaborazione. Che non consente di affondare il colpo sull’avversario in difficoltà, anzi impone di farsi carico della sua salvezza.
Alla luce dei disastri verificatisi in questi non lievi lustri, tale ipotesi appare indubbiamente bizzarra. Se guardiamo allo stato comatoso dell’Italia e alla rovina della sua immagine internazionale, stentiamo a credere che i gruppi dirigenti del centro-sinistra abbiano potuto anche solo prendere in considerazione l’idea di collaborare con la destra, con questa destra, guidata da questo personale politico. Ma i fatti che abbiamo ricordato vanno pur spiegati, tenendo presente che sull’ultimo quindicennio e sull’attuale condizione del Paese il giudizio del centro-sinistra non è certo altrettanto severo quanto quello che si suole formulare da parte della sinistra di alternativa. Del resto, non meraviglia che noi «genti meccaniche» si stenti ad apprezzare una strategia tanto sofisticata. L’alta politica è un’arte esoterica. Richiede fantasia e creatività, e doti non comuni di intuito e di lungimiranza. Qualcuno ricorda, per caso, il «dalemone»?

Converti in pdf

L’appello

Il terremoto che ha devastato la terra d’Abruzzo ha messo di fronte agli occhi di tutti la drammatica condizione del patrimonio abitativo italiano, in gran parte edificato senza alcuna osservanza delle più elementari norme antisismiche. A questo si somma la constatazione che la speculazione edilizia, il risparmio sui materiali da costruzione, spinto sino a delinquenziali omissioni di ogni regola protocollare attinente alla sicurezza, hanno trasformato un evento naturale da governarsi con efficaci misure di prevenzione in una catastrofe umana e sociale di enormi proporzioni.

E’ uno scenario che si ripete sistematicamente, nel nostro Paese, senza che - calato il sipario sull’emergenza - si ponga mente e mano a una radicale revisione del modus operandi. Diventa così fatale l’appuntamento con la prossima catastrofe, sin d’ora annunciata. Si tratta invece di mettere a frutto la lezione che viene da questa ennesima sciagura. E rivendicare che si abbandoni il più inutile e dispendioso fra i progetti di grandi opere, il ponte sullo Stretto di Messina, per investire su un grande progetto di bonifica e di messa in sicurezza di tutte le abitazioni che si trovano in uno stato di palese inadeguatezza, cominciando dagli edifici pubblici, nelle aree al di qua e al di là dello Stretto medesimo, notoriamente ad altissimo rischio sismico.

Una simile scelta, improntata ad un’ancora inedita lungimiranza, contribuirebbe a scongiurare altri lutti, altre distruzioni e - contemporaneamente - a formare una diversa cultura ecologica, fondata sulla prevenzione, sul risparmio del territorio, sullo sviluppo della bioedilizia, sull’impiego di fonti di energia rinnovabili, sulla messa al bando della speculazione affaristica fra imprese e potere politico, sull’attivazione di severi ed efficaci controlli amministrativi. Insomma, l’attenzione generale che il dramma abruzzese ha calamitato su di sé, può essere ora trasformata in un’occasione di cambiamento, in un’altra idea di società e di Paese.

I primi firmatari

  1. Vincenzo Accattatis,
  2. Mario Alcaro,
  3. Bruno Amoroso,
  4. Alberto Asor Rosa,
  5. Gaetano Azzariti,
  6. Imma Barbarossa,
  7. Piero Bevilacqua,
  8. Rita Borsellino,
  9. Sergio Brenna,
  10. Alberto Burgio,
  11. Francesco Cavalli Sforza,
  12. Luigi Ciotti,
  13. Alessandro Dal Lago,
  14. Elena De Filippo,
  15. Vezio De Lucia,
  16. Giovanni De Luna,
  17. Raniero La Valle,
  18. Paolo Leon,
  19. Luigi Manconi,
  20. Gianni Mattioli,
  21. Maria Grazia Meriggi,
  22. Lidia Menapace,
  23. Andrea Morniroli,
  24. Giorgio Nebbia,
  25. Tonino Perna,
  26. Carla Ravaioli,
  27. Lidia Ravera,
  28. Annamaria Rivera,
  29. Stefano Rodotà,
  30. Edoardo Salzano,
  31. Enzo Scandurra,
  32. Massimo Serafini,
  33. Mario Tozzi,
  34. Nicola Tranfaglia,
  35. Alberto Ziparo
Converti in pdf
By Redazione | Ottobre 17, 2009 - 7:07 pm - Categorie: spesa, tv, ripicche, gossip, politica nazionale

Son passato dallo Spaccio Alimentare: ho comprato pollo, carne, tovaglioli, spago da cucina, uova, poco altro.
Una fila, alle casse!… per fortuna poi anche il proprietario s'è messo a disposizione e io e gli altri clienti ci siamo sbrigati prima.
All’uscita, siccome di fronte al supermercato c'è la frutteria, ho preso anche un po' di meloni e un chilotto di susine. Il fruttarolo è amico mio, mi ha regalato un mazzetto di basilico e rosmarino!

Il vero incubo però è stato immettersi nel traffico cittadino: il paese è piccolo ma pieno di automobili, e quando piove la situazione peggiora, soprattutto nell'ora di punta.

Ora, per fortuna, sono a casa, e finalmente posso rilassarmi!


Se quanto sopra non vi sembra un pezzo degno di essere considerato un articolo, consolatevi con questo video!

Converti in pdf
By Redazione | Ottobre 7, 2009 - 8:39 pm - Categorie: Riflessioni, politica nazionale

Le parole sono importanti, restano fisse e immutabili solo nelle lingue morte. Quando la lingua è viva le parole tendono man mano a cambiare. A volte spontaneamente nascono o muoiono o si modificano, altre volte in cattività vengono allevate o addestrate per assumere determinati valori.
Prendiamo per esempio il termine premier. Sembra niente, un anglicismo come tanti, eppure cambia di tantissimo rispetto al nostrano "presidente del Consiglio dei Ministri" in quanto in Italia un vero e proprio "primo ministro" non dovrebbe esistere. Volendo anche lodo un tempo indicava solo un provvedimento giurisdizionale, assimilabile ad una sentenza, con cui si conclude un arbitrato e non una legge.

Le parole però proprio perché parte di una lingua viva, raramente cambiano di punto in bianco. Spesso c'è bisogno di un notevole lavoro per educarle.
Insomma, si procede per passi.
Con un esempio di cambiamento graduale, consideriamo le seguenti modifiche:

  1. dapprima comunista era l'appartenente ad una determinata ideologia politica, giusta o sbagliata che sia
  2. poi genericamente andò ad indicare uno che ha modi di pensare di sinistra
  3. poi ancora l'essere comunista fu col tempo identificato come un disvalore assoluto, a prescindere dal valore della persona
  4. avvicinandoci ai giorni nostri, vediamo come il termine sia chiaramente considerato un'offesa al punto che - tanto per dire - gli stessi esponenti del PD rifiutano con sdegno non solo l'accostamento a tale termine ma anche a quello più largo che è "di sinistra"
  5. arriviamo infine al momento in cui viene considerato comunista, in senso sicuramente dispregiativo, qualunque elemento che sia di fastidio nei confronti del partito di destra o centrodestra. Da ultimo, è chiaramente comunista Famiglia Cristiana, la Corte Costituzionale, Napolitano e [to be continued].
Converti in pdf